Quando l’ uomo si rende conto che una tecnologia è a portata di mano, la realizza. Credo che per lui sia un fatto quasi istintivo…
Motoko Kusanagi
1.Cicli storici della comunicazione
Quanto contano realmente le tecnologie nel processo di autoproduzione di un’opera?
Quanto contano in una produzione di massa?
Per comprendere questi aspetti bisogna forse iniziare con dei cenni di storia sulle “tecnologie” della comunicazione, partendo dalle origini. Questo si rende necessario perchè ad ogni presentarsi di una nuova tecnica comunicativa o di un nuovo paradigma tecnologico la società si è modificata, adattandosi alla nuova situazione e togliendo l’aura sacrale e cultuale alle vecchie tecniche.
Agli albori della storia umana, quando le lingue erano ancora semplici abbozzi di quello che sarebbero diventate, i sacerdoti avevano a loro disposizione sostanzialmente due metodi comunicativi: il disegno e la parola, per la precisione le formule magico-religiose.
Tramite il disegno erano in grado di rappresentare la realtà, e il futuro, le aspettative, della comunità che si riuniva intorno a loro. Inoltre erano gli unici con l’autorità necessaria a tracciare segni magici. Erano i detentori monopolistici dei mezzi di comunicazione.
Stesso discorso vale altresì per la parola, di cui gli anziani e i sacerdoti erano i principali custodi, dal momento che il linguaggio parlato era l’unico modo per trasmettere conoscenze e credenze tradizionali. I giovani si radunavano intorno a queste figure autorevoli ad ascoltare i canti e le epopee che costituivano i primordiali database delle conoscenze, ancora troppo elitari per costituire una base comune ed equamente diffusa delle conoscenze: anche in questo caso, come nel caso dei disegni, il valori religioso della comunicazione era estremamente alto e le conoscenze pratiche si confondevano con quelle magiche e mitologiche.
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