La camera chiara

Nerd è il modo Geek per dire Fashion

Sotto tono in attesa di Lost

A nessuno interessa Gennaio. Ormai è arrivato, ha imbiancato, s’è portato via le feste e se n’è quasi andato. Buon per lui.
Gennaio non è importante in sè, non è importante per quel che rappresenta. Nessuno a Gennaio pensa più ai buoni propositi che scritti sulla lavagnetta di casa il 31 Dicembre alle 23.42 come linea guida morale per il 2009, ormai cancellati dalla lista della spesa nel momento in cui leggi queste righe.
Nessuno ha in Gennaio le aspettative che aveva a Dicembre. Perchè Gennaio è come un diesel, parte lento, ancora vacanziero, e sembra che le cose ristagnino e stiano ferme.
Gennaio interessa così poco che si scrive ancora, per abitudine, 2008 invece che 2009, è quel mese che, se non fosse per i saldi post-natale, non piacerebbe a nessuno, come il bambino che da piccoli odiavate, ma che puntualmente era quello che portava il pallone all’oratorio(o la cartuccia di Super Mario 3, per i più giovani tra noi).
E non è un amore-odio come quello per Dicembre. Dopotutto a Dicembre si è stanchi di Dicembre, ma è il mese delle vacanze e anche se la sera non succede niente perchè non c’è tempo per uscire mentre cerchi i regali, recuperi le vettovaglie per i pranzi col parentado e organizzi Capodanno alle Cayman.
Quello per Gennaio in effetti non è odio, è disprezzo, è la presa di coscienza che Gennaio non è assolutamente diverso dall’anno precedente, è un po’ il fallimento delle speranze.
Beh, sapete cosa vi dico invece? Che a me Gennaio piace. Anzi, non vedevo l’ora che arrivasse, quest’anno. Non solo perchè alla Rotonda della Besana fanno una mostra sul Corriere dei Piccoli, cosa che già di suo varrebbe molto. Non solo perchè suona Tying Tiffany il 23, che oltre a fare un buon electropunk è una ex-Suicide Girl. Nemmeno per gli Stranglers il 24 al Rolling Stone, che hanno scritto quella che in assoluto è il mio mondegreen preferito, Golden Brown. Anche il Capodanno Cinese il 26 in via Paolo Sarpi è una delle tante cose buone che Gennaio fa per farsi perdonare di essere così lungo e freddo, ma non è questo il punto.
Il fatto è che il 21 ricomincia Lost. E allora vale la pena anche mettersi moonboot per andare a fare la spesa, almeno fino a quel momento.
We have to go back, Kate!

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All I want for Christmas is a chainsaw

Da quando le luminarie vengono accese per strada e si passa oltre il Venerdì Nero, la città sembra dimenticarsi di avere una vita che non sia in funzione delle feste.
Ovvio che quando passi tre mesi a pensare a lavoro ed esami alla fine vuoi chiaramente staccare la spina e diventare uno shopaholic causa saldi e regali da fare. Che  sotto sotto regalare un’altra cravatta a papà anche quest’anno è una soluzione elegante e semplice all’affaire cena-della-vigilia-dagli-zii-con-scambio-obbligatorio-di-regali.
L’industria della pelle riesce a sopravvivere grazie al Natale, probabilmente. La quantità di cinture e portafogli venduti in Dicembre aumenta esponenzialmente. Il che può anche essere fastidioso per alcuni: perchè comprare delle chincaglierie per tutti quelli che conosci se per il resto dell’anno vige un regime di amichevole odio? Oltretutto questi shopaholic non considerano il bene del pianeta e bla bla bla… Facile, troppo facile nascondersi dietro l’eco-sostenibilità per evitare lo spirito natalizio… Poi l’economia non gira e arriva la crisi, che, Bugo ci fa notare, è dappertutto.
A questo punto forse è utile una breve guida per punti alla critica natalizia, perchè ci sono cose che tutti sanno e che nessuno vuole ammettere sul Natale.
1)A Natale non è vero che siamo tutti più buoni, mentre è vero che ci sono le tredicesime e quindi possiamo concederci di comprare qualcosa in più. Chi non ha le tredicesime può trovare lavoro come cameriere a una festa di Capodanno.
2)Babbo Natale non esiste.
3)Se Babbo Natale esistesse non sarebbe rosso, ma verde.
4)A Natale in TV puoi vedere solo 3 cose: Fantaghirò, Il piccolo Lord e Una poltrona per due.
Qualcuno potrebbe a questo punto pensare che un ottimo modo per evitare il Natale e tenere i soldi della tredicesima per sè sia salutare tutti, fare armi e bagagli e partire per un capodanno all’estero, possibilmente in una località anglosassone o oltreoceano. Ma poi ci sono i messaggi e le telefonate dei parenti e all’estero, con il roaming internazionale, si finisce per spendere al cellulare il budget che avreste speso per i regali di Natale.
Tanto vale restare in città ed andare a un bel veglione di Capodanno con un paio di centinaia di sconosciuti. Anzi, considerando che data la crisi quest’anno ci sono un sacco di feste a ingresso gratuito non c’è nemmeno motivo di limitarsi a una singola festa. E magari vi troverete per strada in un vicolo, ubriachi che neanche Hemigway, a festeggiare per le quarta volta l’inizio del nuovo anno. Poi ci sarà una settimana in cui riprendersi, tornare da Londra e denunciare i documenti che avete perso il 31 Dicembre prima di pensare alla sessione di Gennaio.

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Obeh Obeh…

Quando niente ha più valore, a Milano solo l’indie-elettro-synth-pop-rock è ancora la pietra angolare della morale notturna.
Siamo ora allo zenith del nostro personale rinascimento elettronico alternativo, la musica non si è nemmeno accorta della crisi e se ne va avanti per la sua strada, senza guardare in faccia niente e nessuno, se ne frega e decide che la serata cool non è più nel weekend. Il venerdì e il sabato lasciamoli ai bambini. Le vere serate per un concerto sono il mercoledì e il giovedì. O la domenica per un bel DJ-set. Un po’ come le luminarie di Natale, che ogni anno compaiono un po’ prima.
Ed ecco quindi che a fianco dei grandi classici del passato che a Milano ci sono anche nati (Milano per Giorgio Gaber, dal 2 al 21 Dicembre in giro per la città) ci sono anche quelli che a Milano fanno fatica ad arrivarci. Fujiya & Miyagi li avevamo lasciati due mesi fa al controllo passaporti britannico. Loro nel frattempo han fatto in tempo a diventare un quartetto e, passaporti falsi alla mano, sono pronti ad arrivare a Milano, alla Casa 139 il 6 Dicembre. Forse, dato che sul loro Myspace la data di Milano continua a non comparire, mentre dalla Casa assicurano che gli inglesi ci saranno. La cosa puzza e il 6 è anche un sabato, che abbiamo appurato prima è un giorno strano per un concerto.
Noi che siamo italiani questo lo sappiamo bene e infatti prendete ad esempio i Genio: fanno il loro concerto il mercoledì al Magnolia, il 3 Dicembre per essere precisi, ingresso gratuito. Vai, ascolti Pop-porno, che è l’unica canzone loro che si conosce, e poi ti godi il DJ-set col tuo Vodka Lemon alla mano.
Oppure aspetti giovedì e fai quasi lo snob, andando a sentire i Lacrus al Teatro degli Arcimboldi. Saranno anche 15 euro, ma è il loro ultimo concerto (o così dicono) e loro sono un’istituzione, qui a Milano.
Poi il fine settimana passa, ti ammazzi di chupiti in qualche club, niente di troppo impegnativo, comunque nessun concerto, questo è sicuro. Che domenica 7 c’è da scegliere se sfangarsi con 2ManyDJs all’Amnèsia o con La Roboterie al Sottomarino Giallo. Tanto il giorno dopo è festa e non ci saranno nemmeno più gli Obej Obej, chi ha bisogno di alzarsi, la domenica mattina?

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Milano lolita 2 – aggiornamenti

Milano è una città timida, nel suo atteggiamento da lolita. Lascia che tu sbrici sotto la gonna per vedere cosa c’è, ma poi non si concede subito, scappa e si ritrae guardandoti con quel suo sguardo un po’ innocente e un po’ crudele. E Milano allora diventa fredda, distante, asfissiante, il rapporto alla fine si incrina e tu inizi ad averne paura, perchè la paura è un sentimento molto più semplice della comprensione.
Quando Milano diventa grigia smetti di volerle vedere sotto la gonna, la prendi, fai i tuoi porci comodi dalle 9 alle 18 nei giorni feriali e poi nel weekend ti dilegui per evitare di sforzarti di vedere chi sia Milano veramente, senza saper che lei ha più paura di te di quanta tu ne abbia di lei.
Se tu trovassi il coraggio di parlarle forse ti inviterebbe a bere una tisana insieme ai passanti, una tisana Mille Fiori per calmarsi, la tisana più grande del mondo, secondo Ettore Diana, che ci prova in Piazza Santo Stefano il 18.
Forse potresti anche azzardarti a chiedere a qualcuno che ci si è trasferito in pianta stabile e che ti racconta la città dal basso, che anche le cose sporche sono belle e tristi come le rose, illuminate da una gigantesca scritta Coop(Le Luci della Centrale Elettrica, martedì 19 al Magnolia. 5€).
Ma Milano, una volta che impari a conoscerla, non è solo lustrini, musica indie e mojitos da consumare appoggiati a un muro. Ha anche un cervello, è giovane e vuole staccarsi dal controllo protettivo dei grandi. E ti chiede di passare una serata letteraria in Bovisa, certo con un po’ di musica e del rum a farti compagnia, mentre qualcuno legge dei brani del suo ultimo libro(Venerdì 21, Triennale Bovisa).
Al terzo appuntamento Milano ormai non è più ritrosa e ti fa vedere anche che di cose strane ne fa parecchie. Tra tornei di Guitar Hero(Fnac, sabato 29), concerti di gruppi emotronic-pink-punk-glam(i dARI, Rolling Stone, sabato 29) e serate all’insegna di Bud Spencer(Circolo Magnolia, giovedì 27) Milano non si vergogna più di niente.
Forse è la sera buona per farci l’amore, forse è solo il caso si regalarle un Toblerone(qualcuno sa perchè… chi lo sa sarà il 26 al Magnolia. Ricordate che son 7€ + la tessera).

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Milano

Milano non è Milano Marittima. Non c’è il mare che d’inverno mette depressione. Al massimo abbiamo i Navigli e l’Idroscalo.
Milano è una città che non è facile da prendere per il verso giusto, perchè ce ne sono troppi.
Una città timida, un po’ lolita, spesso al limite tra crudele e innocente, ti fa vedere cosa ha sotto la gonna, ma si ritrae se ti avvicini. E tu allora hai paura e Milano che è brutta puzza è grigia è triste.
Una città che vista di fretta, da fuori non cambia, ma che nelle osterie ci trovi anche artisti post-moderni che giocano a briscola con Nonno Ambrogio Brambilla.

Calma, dovete solo uscire dalla macchina o dalla metro e andare a caso per le vie di Milano. Che non è poi così grande come dice e sicuramente non abbastanza da fare paura. Anzi, forse ha più paura lei di voi di quanta ne abbiate voi di lei.

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